COSTA D'AVORIO


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Costa D'Avorio

La popolazione della Costa D’Avorio ammonta a circa 18.013.409 abitanti, con una densità media di 57 unità per km quadrato; il 46% della popolazione vive in aree urbane. Nel Paese sono presenti più di sessanta gruppi etnici, tra cui akan, voltaici, mande del nord e del sud, krou. Tra i più gravi problemi ambientali che la Costa D’Avorio deve affrontare ci sono la deforestazione e l’inquinamento delle acque. Gran parte delle riserve forestali del Paese sono andate distrutte a causa di una sempre crescente domanda dell’industria del legname. La qualità delle acque risulta gravemente deteriorata, oltre che per i liquami domestici non adeguatamente trattati, per l’immissione di sostanze chimiche utilizzate in agricoltura e scarichi industriali.

Il 6,1% del territorio della Costa D’Avorio era protetto; i due principali parchi nazionali, il Tai e il Komoé, sono stati dichiarati World Heritage Sites rispettivamente nel 1982 e nel 1983. Il Paese ha ratificato accordi internazionali sull’ambiente riguardanti la biodiversità, i cambiamenti climatici, lo smaltimento di rifiuti nocivi, la Convenzione sul diritto del mare, l’abolizione dei test nucleari, le specie in via d’estinzione, la desertificazione, la protezione dell’ozonosfera, la tutela delle zone umide e i trattati per il legname tropicale del 1983 e del 1994.

Le strutture pubbliche sono molto carenti e scarsamente affidabili. Le strutture sanitarie private ad Abidjan sono di buon livello anche se molto costose e richiedono il pagamento anticipato delle cure. Ad Abidjan, ma anche nel resto del Paese, esistono numerose farmacie provviste soprattutto di medicinali francesi.

Le malattie diffuse a livello endemico sono diverse: la malaria è estesa su tutto il territorio e in alcuni casi è particolarmente grave e resistente al cloro chinino. Il colera, il tifo, il tetano, la tubercolosi, l’epatite A e B, oltre alla profilassi antimalarica. Diffusissimo l’AIDS, specie tra la popolazione giovanile e negli ambienti urbani.

 

TOGO

TogoIl Togo è uno dei paesi più poveri del mondo. La speranza di vita è di 50 anni,  il tasso di mortalità dei bambini tra 0 e 5 anni è stimato tra il 125 e il 141 per 1000 (in pratica, 2.500 bambini muoiono ogni settimana).

1/3 dei bambini non frequenta le scuole, e 1/3 dei bambini a un anno non sono vaccinati; sanno scrivere il 75% degli uomini e il 47% delle donne. Il tasso di natalità 4.6 x donna.

Fino a 30 anni fa era considerato la Svizzera dell’Africa, ma da allora è stato abbandonato dalla comunità internazionale, per una sorta di ritorsione nei confronti del suo dittatore, che ha comandato in Togo per quasi 40 anni: ora è un ammasso di ricordi, di edifici decadenti e fatiscenti. Il 25 aprile 2005, dopo la morte del dittatore, si sono svolte libere elezioni ed attualmente vige una democrazia (per ciò che si può intendere con tale termine in uno stato africano): permangono comunque la povertà e le difficoltà a risollevare la situazione.

Il Togo è grande circa 2 volte l’Emilia Romagna e ha una popolazione di 5.556.612 abitanti, con una densità di 97 ab/Km² (Emilia Romagna. 4.900.000 e densità 111 ab/ Km²). Il tasso di crescita demografico del 3.1%, è uno dei più alti del mondo. La capitale è Lomé. Gruppi etnici: Ewe 45%, Kabre 23%, Mina 6%, altri 26%. Paesi confinanti: Ghana a OVEST, Burkina Faso a NORD, Benin ad EST.
Clima: Equatoriale. Lingua: Francese(ufficiale), Ewe, Kabre. Religione: Animista 50%, Cristiana 30%, Musulmana 20%. Moneta: Franco CFA   1 EURO = 600 CFA.

Reddito annuo medio pro capite è di circa 300 euro, a Bologna il reddito medio pro capite è di circa 20.000 euro all’anno! Il 32,3% degli abitanti del Togo vive al di sotto della soglia di povertà, con la metà dei poveri che vivono in condizioni di estrema indigenza.

 

BURKINA FASO

Burkina FasoIl Burkina Faso si estende su una superficie di 274.200 kmq e conta circa 13 milioni di abitanti che, suddivisi in 60 etnie, diventeranno circa 20 milioni entro il 2025; il paese infatti possiede un tasso di crescita demografica relativamente elevato pari al 3% circa.

Il suo clima è arido, sudano-saheliano, caratterizzato da una lunga stagione secca e da una corta stagione delle piogge; la pluviometria è però molto irregolare mentre il suo suolo è per la maggior parte rappresentato dalla savana, povera e poco fertile.

L’economia del paese è essenzialmente un’economia di sussistenza, l’industria è poco sviluppata, è dunque esclusivamente basata sulla pastorizia e soprattutto sull’agricoltura praticata dall’80% della popolazione attiva burkinabè con tecniche rudimentali durante i 5 mesi della stagione delle piogge (da giugno ad ottobre). La produzione agricola essenzialmente da autoconsumo familiare è basata sui cereali (sorgo, miglio, mais, riso, fonio e fagioli) con un unico raccolto annuale ed il suo rendimento è fortemente influenzato dalla variazione nel tempo.

Oltre a ciò, soprattutto a nord del paese, il progressivo aumento della desertificazione (dai 3 ai 5 km ogni anno) con conseguente perdita di fertilità del suolo contribuisce ad aumentare la povertà della popolazione che massicciamente lascia le campagne alimentando così una crescita urbana galoppante. Si calcola che il 46,5% della popolazione vive in uno stato di povertà tale da non potere soddisfare nemmeno i bisogni più fondamentali.

La malnutrizione, di conseguenza, è un problema molto grave e presente in Burkina Faso, soprattutto l’infanzia ne è vittima; in modo particolare il 29% dei bambini con meno di 5 anni presenta una sottoalimentazione cronica. La diarrea come causa o conseguenza della malnutrizione rappresenta la seconda causa di mortalità infantile tra 0 e 5 anni. Anche il 14% delle donne in età fertile presenta una deficienza energetica cronica, situazione che contribuisce ad aumentare la mortalità neonatale e materna. Solo il 25% della popolazione ha accesso all’acqua potabile.

La situazione sanitaria in Burkina è alquanto preoccupante, il tasso di mortalità infantile è molto elevato, soprattutto tra i bambini al di sotto dei 5 anni a causa della malaria. Altre malattie come la dissenteria, le parassitosi intestinali, le infezioni cutanee e broncopolmonari minano la salute dei bambini; come in tutto il continente africano anche qui l’AIDS dilaga.

Il Burkina Faso resta dunque uno dei paesi più poveri al mondo con un indice di sviluppo umano molto basso che lo classificano in 174° posizione su 177 paesi censiti. Questo indice, basato essenzialmente su criteri che valutano la qualità di vita della popolazione (sanità, istruzione, alimentazione, PIL per abitante, ...), indica la povertà estrema di questo popolo.

Il tasso di analfabetismo è molto elevato: solamente 2 bambini su 5 possono accedere al sistema scolastico, le famiglie non possono sostenere le spese relative alla scuola dei propri figli a causa dell’estrema povertà in cui vivono.

  

MADAGASCAR

MadagascarDire Madagascar è dire povertà estrema che non si potrebbe immaginare. La povertà estrema che si vede, si tocca, si respira nelle abitazioni, nell’istruzione, nella salute, nell'apparire disarmate e senza difesa. Ma che grida e non lascia dormire chi vi si affaccia, con un po’ di cuore. Milioni di bambini, belli e semplici come tutti, con un'apparenza di pudore, di timore nel far vedere il loro sorriso con i denti guasti. Sereni, denutriti, con dentro già i germi di malattie più grandi di loro. È la quarta maggiore isola del mondo, dopo la Groenlandia, la Nuova Guinea e il Borneo. Come superficie è una volta e mezza l'Italia.  L'altipiano centrale di altitudine media 1.200 metri, raggiunge i 2.876 mt. col Maromokotro e 2.642 mt. con i monti Ankaratra. La maggior parte della gente vive in villaggi agricoli o di pescatori. L’unica grande città dell'altipiano è Antananarivo.

Come risorse il Madagascar è potenzialmente ricco, ma le tecniche agricole, l’organizzazione commerciale, e l'assenza di vie di comunicazione e di trasporti adeguati ne rendono lo sviluppo lento. Per l’esportazione si coltivano caffè, vaniglia, chiodo di garofano, tabacco, canna da zucchero, arachidi, ricino, piante tessili. Per il consumo interno si producono riso, manioca, patate, mais. Dai boschi legni pregiati come il mogano, il palissandro, l'ebano.

Il Madagascar ha circa 11.5 milioni di abitanti di cui circa un milione sono nella capitale Antananarivo. La religione prevalente è quella animista per il 50%; segue il 25% dei cattolici, il 20% di protestanti e solo il 5% di musulmani. Il 70% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà mondiale. Quasi la metà dei bambini del Madagascar sotto i 5 anni è malnutrita.

La carenza di infrastrutture, specialmente di strade, rende difficile agli agricoltori portare i propri prodotti sui mercati, e l’isolamento geografico del Madagascar dal resto del mondo accresce i costi dei commerci. Tutto ciò che il Madagascar produce o vuole acquistare da altri paesi, deve essere spedito per via aerea o marittima. Un sistema di istruzione debole rende difficoltoso ai giovani malgasci trovare un lavoro fuori dal settore agricolo; oltretutto, solo pochissime persone in Madagascar hanno accesso a tecnologia ed Internet. Infine, i danni arrecati al territorio hanno ridotto la capacità degli agricoltori dell’isola di produrre grandi quantità di cibo. Tutti questi fattori contribuiscono alla povertà del Madagascar.

La situazione, però, potrebbe migliorare. Nel 2005 il Madagascar ha annunciato di avere trovato grandi quantità di petrolio. Questa risorsa giocherà un ruolo importante nell'economia futura del paese, oltre all'industria mineraria, alla produzione di pietre preziose (in Madagascar si trovano molti zaffiri) e al turismo. Si spera che l’ecoturismo, una forma di turismo che minimizza l’impatto sull’ambiente, possa contribuire alla crescita economica del Madagascar e a salvaguardare le aree naturali e la fauna selvatica.

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